C'è un solo posto a Roma in cui capito almeno una volta ogni 15 gg ormai da anni e direi che se parliamo di ristorazione tale frequenza non è da poco:00100 Pizza. Il mio amore incondizionato e spassionato va infatti ad un'invenzione straordinaria che coniuga il piacere della pasta della pizza a quello dei sughi della tradizione romana.
Il Trapizzino nasce dall'idea di Stefano Callegari, già autore di svariate proposte gastronomiche per la pizzeria Sforno di Cinecittà, e rappresenta l'unione di un panino farcito, di una pizza condita e di un piatto tipicamente romano, il tutto con la forma triangolare di un tramezzino. Praticamente immaginate una "tasca" di pizza bianca in due misure (una piccola e una grande), fuori croccante, dentro morbida che viene prontamente riscaldata in forno e riempita del sugo che più vi piace...una goduria assicurata! :) L'impasto inoltre è speciale in quanto non solo è fatto ad arte, ma contiene anche una parte di lievito naturale regalato da Gabriele Bonci (il Re romano del lievito) proveniente da 11 generazioni di panificatori.
00100 Pizza si trova nel quartiere Testaccio: non immaginatevi uno spazio pomposo, si tratta di un buchetto, mantenuto bellamente così com'è, autentico e dove da anni trovo lo stesso ragazzo con cui la sera amo scambiare qualche chiacchiera culinaria.
Ancora incontro persone che non lo conoscono o che ne hanno sentito parlare ma che non ci sono mai andate: ovviamente i patiti della buona cucina ci vanno, ma quello che si nota di più è un singolare binomio clientelare tra gente di quartiere e turisti stranieri che trovandolo sulle guide non mancano di passarci.
3 sono le proposte gastronomiche di questa speciale pizza a taglio: i Trapizzini, la Pizza e i Supplì (tutti speciali!) accompagnati da Vino o Birre artigianali.
In alto a destra vedrete una grande lavagna verde dove sono scritte tutte le proposte del giorno che cambiano a seconda delle stagioni e della fantasia e dell'ispirazione del proprietario.
Si parla di roba forte come la famosa pizza Greenwich con Mozzarella, Blu Stilton e riduzione di Porto o l'Iblea con Peperoni, Ragusano D.O.P., Origano, Pomodorini Pachino e Capperi, per poi passare alle pizze farcite con tanti prodotti che esaltano le tradizioni locali italiane, come il Ciauscolo, il Pecorino di Pienza, la Ventricina.
Sul fronte dei Supplì non può mancare il supplì all'Amatriciana, il Frascati con Vino bianco e Porchetta, l'Aglio, Olio e Peperoncino e addirittura il Supplong, un supplì stile orientale con riso e pollo al curry.
E volete sapere i sughi dei Trapizzini? Allora: Garofalato di Manzo, Lingua in salsa verde, Polpette al sugo, Trippa, Padellaccia di Maiale, Picchiapò, Coda alla vaccinara, Pollo alla cacciatora, Ceci e Rosmarino, Trabissino (allo Zighinì), Baccalà in guazzetto (l'ultimo che ho provato, spaventosamente buonerrimo! :) , etc...etc...etc...
Il ragazzo del banco mi ha anche parlato di un certo Trapizzino dolce con Ricotta e Visciole...che però non trovo mai...però ora è stagione...
Che ne dite di firmare tutti una bella petizione per una massiccia e urgente richiesta collettiva di questa bontà???
In questi ultimi giorni di dicembre è caduto un gran freddo. Era ora (da una parte). Dall'altra...che palle! Il mio naso, grazie ad energiche attraversate per Roma in sella al mio scooter, sta diventando molto intonato al periodo delle feste, un po' come quello di Rudolph, una delle 9 renne di Babbo Natale, si intona con palle colorate e sa di rosso...insomma salute perfetta in vista del Capodanno. Ma da quello che sento in giro, non sono di certo l'unica. Quindi vista la massa febbricitante, ho pensato di riportare per l'"ingrediente del mese" la ricetta della nonna (mediorientale) cura di tutti i mali: il tè Chai.
E' molto facile ed è buonissimo, oltre che profumarvi tutta la casa vi curerà dai mali di stagione! (così dicono). All'estero lo troviamo ovunque: al supermercato, da Starbucks, nei suk arabi. Qui come al solito siamo in ritardo. In ogni caso...è la mia bevanda calda preferita.
Quindi prendete:
Bastoncini di cannella
Zenzero fresco (o essiccato se volete farne un po' da tenere in un barattolo)
Semi di cardamomo
Pepe nero
Chiodi di garofano
Anice stellato (a piacere, non tutti i Chai lo contengono)
Ora mettete un cucchiaio colmo di questo misto (dose per 2 persone) in un pentolino con acqua fredda sul fuoco e lasciate raggiungere l'ebollizione. A vostro piacimento, una volta spenta la fiamma, potete mettere nel pentolino una bustina di tè nero, ma io lo bevo anche solo così come infuso.
Poi aggiungete zucchero di canna, o se siete raffreddati come me, un bel cucchiaino di miele millefiori (io a casa ho un bel barattolo di miele artigianale che mi è arrivato dalla Sardegna...). Per finire, se volete proprio sconfiggere ogni mal-di-stagione, aggiungete del latte caldo e...buon Chai!
p.s. Se non si era capito ho alcuni problemini col sito, che proprio per la fine dell'anno ha iniziato a fare un po' di bizze, cambiandomi font da solo ogni 3x2. Vabè.
Cose che capitano...passeranno come i mali di stagione! :)
Quindi vediamo: chi di voi non ha visto "Soul Kitchen"? Beh per chi ha risposto no, vedetelo! Il film è esilarante e narra le avventure di un ristorante gestito da un gruppo di giovani berlinesi alle prese con uno chef non proprio accomodante (ma perchè? esistono chef accomodanti? hi hihi hii!) abbellito da una serie di gag e pezzi molto divertenti che assolutamente vi faranno impazzire.
Ma non sto qui per parlarvi di cinema: questo video mi ha solamente aiutato ad introdurre la rubrica "ingrediente del mese" dove oggi ho deciso di parlarvi di una vera e propria ricettina, quella dei funghi ribattezzati da piccola "pallini", i quali come la fantastica e creativa introduzione del video si basano sul concetto del non si butta via niente!
I funghi pallini sono un contorno appetitoso o un secondo diverso se siete vegetariani. Comprate dei funghi champignon con dei cappelli molto grandi e puliteli bene dal terriccio. Staccate con cura i gambi, tagliate la parte finale arricciata che era sotto terra e sciacquate bene il fungo sotto un filo di acqua delicato (questo fatelo sempre per i funghi per mantenerne l'aroma e non romperli! No ai getti d'acqua aggressivi o alle immersioni prolungate! :).
Intanto adagiate tutti i cappelli dei funghi in una teglia su un foglio di carta da forno con l'incavo verso l'alto e mettete un goccio d'olio EVO e un pizzico di sale in ogni fungo. Prendete tutti i gambi puliti e passateli al mixer con uno spicchio d'aglio e delle foglie di prezzemolo fresco. Aggiungete al composto ottenuto sale, pepe e pangrattato e se volete del parmigiano grattuggiato. Girate il tutto e iniziate ad aggiungerlo dentro gli incavi dei funghi spingendo e lisciando bene il composto alla fine (vedrete che magicamente il tritato dei gambi dei funghi sarà perfetto per riempire tutti i cappelli! :). Spolverate ogni fungo con un poco di pangrattato ancora e passate sui cappelli un filo d'olio. Infornate la teglia a 180° per mezz'ora\40 min. e aggiungete 2 cucchiai d'acqua se vedete che a metà cottura i funghi risultassero troppo secchi.
Mi sa che non ve l'ho raccontato, ma io quest'estate sono andata 1 mese a Bali: ebbene sì, un viaggio pieno di cose da vedere, di emozioni, di luoghi magici che appaiono all'improvviso. Ho avuto anche il tempo di girare per mercati e fare un corso di cucina balinese :) Per la serie...l'ingrediente del mese, oggi vi svelerò una super chicca riguardante le uova. A parte aver imparato che esistono tantissime specie di uova diverse che derivano da tipi di galline diverse (ad es. lo sapevate che le uova dal guscio azzurro derivano dalle anatre? io no!) mi hanno insegnato un simpatico trucchetto per capire se le uova sono fresche oppure no (in modo che così si possano scegliere per il loro utilizzo, ad es. per uno zabaione).
Allora, una volta che avete più uova nel frigo, magari alcune ve le hanno portate, altre non sapete più quando le avete comprate, prendete un secchio (o un recipiente che abbia la profondità di un secchio) e riempitelo d'acqua: adagiando dentro le uova e aspettando 2 minuti se vedete delle uova che iniziano a risalire l'acqua, ecco quelle sono le meno fresche! Quindi ripeto: le più fresche saranno sul fondo, le meno fresche via via risaliranno in superficie e se c'è proprio qualcuna che galleggia...beh...meglio buttarla! I processi di deterioramento prevedono infatti la formazione di una camera d'aria all'interno dell'uovo che via via che passano i giorni lo faranno galleggiare sempre più.
Devo dire che l'attenzione crescente verso i dolci all'anglossassone (come li chiamo io) sta diventando sempre più preponderante anche qui in Italia. Per forza...sono belli, colorati, divertenti ed anche buoni. Sicuramente il loro maggiore appeal sta nel rendere il dolce qualcosa di veramente bello esteticamente, capace di mettere allegria, di strappare un sorriso ed un "ooohhh!" di meraviglia per la minuzia dei particolari o l'accostamento dei colori. Insomma...una roba forte ragazzi, una moda che nel giro di 2-3 anni qua andrà per la maggiore! Già l'altro giorno partecipavo ad un vernissage in una bakery a Trastevere che in vetrina aveva cupcakes e tranci di torta altissimi (e devo dire deliziosi!) in uno spazio carino, curato e con direttamente al piano di sotto il laboratorio di pasticceria.
Ah! Ho dimenticato una premessa: io non sono un'amante dei dolci, amo più il salato, ma non perchè non mi piaccia il gusto del dolce, ma solo perchè trovo che la maggioranza dei dolci in giro non siano veramente buoni. E la stessa cosa ce l'ho per il pane: se il pane non è buono, non lo mangio affatto (potete capire quanto queste due cose influiscano positivamente sulla linea!). Tornando a noi...c'è una cosa però che è estremamente differente tra i dolci che stanno andando qui e quelli made in UK: la quantità di zucchero. E' una cosa che trovo insopportabile in verità. Ho preso un muffin da Whole Foods con noci pecan e cannella: era quasi immangiabile. Ed è un peccato che anche le cupcakes siano così estremamente dolci. Lo zucchero copre moltissimo il resto degli altri ingredienti, per non parlare di quanto faccia poco bene al nostro organismo: il trend universale che dall'anno scorso ogni famoso chef sta accogliendo nella sua cucina è "less sugar, less salt" ed io sono d'accordo. Dobbiamo rieducarci ai sapori, non aggiungere il superfluo. Quindi va bene la bellezza estetica e la cura dei dettagli, ma questo non devo combaciare con un dessert che non ci faccia apprezzare le sfumature dei vari gusti e che sia pieno di zucchero "chimico".
Detto ciò, ho deciso di postarvi la mia ricetta della Torta di Mele Renette: praticamente una torta della nonna, classica, assolutamente antitetica alla dottrina del colorato e zuccherato, ma molto molto autentica :)
Preparatevi...se volete provarla, avrete una torta NON dolce. Io la faccio ogni volta che in questo periodo dell'anno riesco a trovare le mele renette, perchè la vera torta di mele è con la RENETTA, che viene coltivata solo in Alto Adige ed ha un gusto molto particolare dovuto alla polpa acidula e leggermente aromatica. Quindi iniziamo con gli ingredienti della nostra torta "acidula" (ovviamente se li scegliete biologici è meglio) :)
1 kg di mele renette
2 uova
150 gr di zucchero (io uso solo quello di canna demerara)
50 gr di burro
180 gr di farina 00
100 gr di latte
1 limone non trattato
15 gr di lievito in polvere (o quello che voi usate di meglio al posto del lievito!)
pane grattuggiato
Preparazione: Agitare bene le uova con lo zucchero fino a che il composto non sarà bello spumoso. Aggiungere un pochino di buccia di limone grattuggiata (questo esalta l'acidulo della mela, ma se volete un sapore più tradizionale potete non metterla), il latte, il burro fuso. Incorporate la farina a pioggia e solo per ultimo il lievito girando il composto con cura. Lasciare lievitare per almeno 30 minuti. Nel frattempo sbucciare le mele e tagliarle a cubettini. Al momento giusto incorporarle all'impasto, girare con mano dolce e poi versare in uno stampo che avrete imburrato e cosparso di pane grattuggiato. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per 40 minuti. A vostro piacimento potete aggiungere della cannella in polvere.
Gnam! Gnam! Bon week end!
Buon lunedì! Sono da poco tornata da Londra carica di progetti e nuove idee: la mia settimana è stata a dir poco stimolante, divertente e piena di cose interessanti da farvi scoprire. Ovvio! Parlo della città delle contraddizioni, del puritanesimo e della sregolatezza, dove si possono trovare stili e modi di vivere completamente differenti. E poi, per quanto riguarda il lifestyle vintage c'è a dir poco da impazzire! Ma vi spiegherò tutto nei prossimi post per darvi un po' di dritte e consigli. Devo dire che appena tornata a Roma non ho perso l'attimo e mi sono fiondata all'evento "Happy Kilo" da Elizabeth the First e sono rimasta molto soddisfatta dei miei acquisti: un pantalone verde molto originale ed una borsa di pelle nera in ottime condizioni molto simile alle borse di mia nonna di fine anni '50 :)
Ma veniamo a noi: Vintageaffair si rinnova, proprio nel mese di settembre che sa di cambio di stagione, di progetti e di futuro. Ogni mese vi proporrò 3 topics:
Il trend del mese -----> l'outfit più in voga, gli spunti, le chicche dall'estero, il quid in più che non potete assolutamente mancare L'oggetto del mese -----> un revival dell'oggettisitica, qualcosa di recuperato, un tuffo nel passato, un modo di fare, creare, riscoprire e divertirsi L'ingrediente del mese -----> sapori, odori, metodi, vecchi aneddoti, consigli, storie originarie e news moderne
Nel frattempo continuerò ad aggiornarvi come al solito sugli eventi vintage più attuali soprattutto su fb e twitter...
Il giorno del nostro "anniversario" si avvicinava e quindi perchè non provare una delle novità che la capitale (ogni tanto) offre? Avevo già letto in giro del nuovo gioiellino di Monteverde, quartiere romano limitrofo alla ben più trafficata Trastevere che sembra galleggiare in un'oasi di quiete e dove sempre di più negli ultimi tempi qualcosa di gastronomicamente interessante accade. L'ultimo (ri)nato in questione è l'Osteria Le Coq, un posto veramente perfetto per una cena a 2 :) L'ambiente è carino e ricalca un po' lo stile che impera ultimanente nei locali, quello provenzale.campagnolo.chic.con.materiali.e.colori.naturali. un po' Maison du Monde, a volte un po' Ikea. Le luci sono giuste, soffuse, entrambe le sale sono ricercate nei dettagli, non troppo grandi e trasmettono intimità, un bel tavolo sociale ci accoglie all'entrata. Ci accomodiamo nella seconda sala simile ad un "giardino d'inverno". Il menu oltre essere à la carte ha degli extra scritti sulla lavagna, il tutto cerca di essere strettamente stagionale. Il servizio è puntuale e attento al cliente, ma a volte sembra ancora incerto, soprattutto sui vini, che noi abbiamo chiesto alla mescita: in ogni caso, dopo aver chiesto e richiesto le disponibilità del momento, arrivano degli ottimi vini. Il cestino del pane viene portato subito, è pane fatto da loro, buono e profumato. Scegliamo una linea di carne e una di pesce (ovviamente per me, adoro il pesce!). Tra gli antipasti leggo un'insalatina di polpo e puntarelle, mi stupisco un po' non essendo più stagione di puntarelle...ed infatti al momento dell'ordine mi viene prontamente detto che è stata sostituita con patate e cannellini: ottima, leggera, con un olio veramente saporito. Lui per antipasto sceglie un secondo dalla lavagna, le polpette sul purè di patate viola: anche questo piatto è ben equilibrato, gustoso ma non pesante. Arriva il tempo dei primi: lui si orienta per gli gnocchi col ragù di agnello, meritevoli, e io sui tanto agognati spaghettoni con calamari, filetti di pomodoro, capperi e olive di Gaeta...ma c'è un ma! gli spaghettoni erano stati scolati con un po' troppo di anticipo (e io mangio mooolto al denteee!) tanto da essere dritti nel piatto e soprattutto...i filetti di pomodoro erano stati rimpiazzati con dei datterini (e fin qui poco male), ma i capperi e le olive erano del tutto assenti!!! Cioè dico io...ma in un primo composto da 1.spaghettoni, 2.calamari, 3.pomodoro (in qualsiasi sua forma), 4.capperi, 5.olive di Gaeta... ci si può scordare di 2 ingredienti su 5? Tra l'altro gli ingredienti più profumati e saporiti? Non lo so: io o l'avrei detto, chiedendo al cliente se preferiva una sostituzione, oppure avrei tolto 2€ dal conto! Ci siamo però rifatti coi dolci: questi assolutamente ottimi in freschezza e sostanza, una millefoglie e una cheesecake alle fragole. Da ultimo: una domanda sorge spontanea...ma voi andando a mangiare fuori, e non dico proprio alla trattoria bettola dove si mangia a 15€ o dal quagliaro dove tutto è accettato, ma in una di queste nuove osterie carine, dove c'è attenzione e cura alla scelta delle materie prime e ai dettagli e dove si spendono in media 40€ a persona...lo trovate lo spicchio d'aglio nel piatto??? no perchè questa è una cosa interessante...diciamo che di ristoranti ne giro parecchi, ma in nessuno mi è capitato di trovare l'aglio nel piatto, a meno che non fosse...parte DEL piatto! Ma trovarlo accanto alle polpette, tra i suoi gnocchi e tra i miei spaghettoni...non sarà un po' troppo? o sarà solo l'originale...firma dello Chef? :o
Osteria Le Coq
via di Villa Pamphili 35c
tel. 06.58335146
chiuso la domenica
Dal fast food tipicamente preppy, yuppie e anni '80 allo street food come modalità di consumo riscoperta, amata e valorizzata del nuovo millennio. Ora di street food, di food-on-the-move e di cibo da passeggio ne avrete ormai sentito parlare...ma...siete sicuri di averne capito l'essenza? Anche quest'anno non ho potuto saltare l'appuntamento con il più famoso congresso italiano che ci sia sulla gastronomia d'autore, Identità Golose a Milano, ed un video in particolare mi ha lasciata con quel senso di adorazione ed estasi assoluta per noi, per l'Italia, per le nostre tradizioni, per il cibo, per l'amata Sicilia...Sto parlando dell'abstract "Mangiare in dialetto" presentato dal grande chef Ciccio Sultano del Ristorante Duomo di Ragusa: un docu-studio sullo street food palermitano che tocca anima e...pancia! :) Si manciunìaaaa!!!
Zoc fa parte dei miei ristoranti vintage preferiti. E' situato in via delle Zoccolette 22 a Roma, proprio a due passi da ponte San Sisto, quello che porta a piazza Trilussa a Trastevere. Il punto è strategico: se volete parcheggiare una volta per tutte per iniziare un pomeriggio di shopping per le vie del centro scegliete come punto di partenza un bel pranzetto da Zoc! Detto-fatto: nell'ormai soleggiato sabato romano, ho scelto di provare il pranzo con il sushi Km0, dopo un lento e stiracchioso risveglio tardivo e l'acquisto delle mie solite riviste e giornali.
Zoc è il fratellino di Urbana47 a Monti: l'arredo di recupero è in vendita, il gusto è particolare, l'ambiente dallo stile internazionale...è uno di quei locali in cui quando ci entri non sai se sei a Parigi, a Londra o a New York. Lo stile della cucina accoglie i valori del km0 senza estremizzazioni: parlerei di una cucina veramente "glocal" e quindi più vera e realistica per i nostri tempi perchè fa incontrare le ottime materie prime nostrane con ingredienti e ricette che vengono da lontano, come le spezie, il riso basmati, l'hummus, i té, i dolci stile americano...
L'atmosfera è di vero relax, la cucina è a vista, l'ambiente molto easy. Il sushi con il pesce azzurro di "casa nostra" è stato preparato con cura da una giovane Chef giapponese, che ha saputo rivisitarlo nel modo migliore (ho assaggiato un maki caldo fritto buonissimo!).
Il locale cambia spesso formule ed offerte, per cui se avrete tempo di sperimentarlo, magari al pranzo del sabato troverete delle novità! Quello che consiglio è di testarlo anche per una cena a 2, quando le serate si faranno più miti, scegliendo un tavolo nel delizioso cortiletto interno: molti locali a Milano o a Parigi hanno uno spazio interno ai palazzi del centro, sono spazi nascosti che pochi conoscono, sono intimi e più raccolti e chi abita a Roma come me può capire cosa significhi beneficiare di questa esperienza, senza il continuo struscio estivo dei turisti accanto o peggio l'esperienza di mangiare sui marciapiedi ad un metro da macchine e motorini parcheggiati che tolgono aria solo a guardarli!
Bon appetit! e non dimenticate che la domenica c'è il brunch! :)
Zoc
Via delle Zoccolette 22, Roma
tel. 06.68192515
Bonsoir! Oggi ho trovato una notizia interessante soprattutto per tutte le amiche e gli amici di Milano. Nel concept store milanese dedicato al mondo cucina, "Kitchen", è da poco iniziata una mostra di una blogger molto frizzante, Olivia Marogna alias la cuoca errante, che presenta un progetto fotografico intitolato "So sweet. Fotografie dal gusto vintage" 12 fotografie in perfetto stile retrò con accanto il "ritratto" dell'ingrediente principale. Le fotografie sono anche in vendita.
Dont' miss!
Kitchen, via E. De Amicis 45
La mostra è gratuita, aperta al pubblico in orario di negozio:
lunedì 15,30-19,30
martedì-sabato 10,00-19,30
Dal 24 marzo al 30 aprile 2011
Negli ultimi due anni chissà quanti di voi hanno sentito parlare di Km0 e di ecosostenibilità. Riassumendo possiamo dire che favorire la scelta di prodotti a noi più vicini aiuta la nostra aria ad essere meno inquinata, evitando così i danni causati dal lungo trasporto, e di conseguenza tante altre piccole cose che a catena possono generare benefici collettivi: i piccoli produttori e coltivatori possono sopravvivere, i prodotti dovrebbero essere più freschi, la territorialità e la stagionalità riacquisterebbero la loro centralità, si ridurrebbero imballaggi e packaging superflui, non contando che il prezzo del prodotto finale risulterebbe più basso per il consumatore, sul quale di solito gravano le spese dell'intera filiera. Questo discorso ha per me un valore particolare se si parla di acqua. Sarà perchè abito a Roma, dove l'acqua ha un sapore speciale, ma in ogni caso posso affermare che in Italia abbiamo tanta acqua visto che questa bellissima terra ci ha fornito praticamente di tutto: dal mare cristallino, alle campagne, fino agli Appennini e alle Alpi, ricchissimi di fonti e ghiacciai. Perciò se c'è una cosa che mi disturba alquanto è quando vedo le “carte delle acque” nei ristoranti e le acque in bottiglia vendute nei supermercati che vengono dal...Galles o dalla Francia. Ora. Non sono una nazionalista o una reazionaria. Quando si tratta di qualcosa che NON C'E', condivido e supporto l'acquisto, l'assaggio e la leccatina di baffi (quest'ultima parecchio...). Vale per il Pepe di Sezchuan, per il Sale Rosa dell'Himalaya, ma anche per i più semplici cumino, coriandolo o curry che personalmente uso molto. Non si può certo pensare che uno Chablis debba essere fatto a Frosinone e tutti i prodotti IGP vanno sostenuti e protetti. Ma soprattutto per la frutta, la verdura, le carni, il pane e l'acqua per me il discorso cambia parecchio. La scorsa settimana mi hanno portato in un posto bellissimo: la fonte dell'acqua Egeria all'interno del parco dell'Appia Antica. Si va lì ed al costo di 0,08€ al litro si riempiono le proprie bottiglie, bottiglioni o serbatoi con quell'acqua effervescente naturale che da oltre 2000 anni, come un miracolo eternamente ininterrotto, sgorga dalle lacrime della Ninfa Egeria proprio nel centro della città. Ho quasi pianto anch'io...dalla commozione! Recommandé!
Un genio assoluto dell'uso creativo della Polaroid (ma che ama anche usare qualche "culinario sostegno esplicativo"... ;) Oggi al Maxxi per il week end dedicato alla fotografia italiana contemporanea. Don't miss!
Ecco a voi la vintage-blogger più amabile che ci sia. Si chiama Clara ed è nata nel 1915 a Chigago da genitori emigrati siciliani. Oggi insegna, attraverso il suo blog, la tv e youtube (grazie all'aiuto dei nipoti!), come cucinare anche con ingredienti molto poveri, partendo dall'esperienza personale maturata durante gli anni della Grande Depressione. Negli USA un caso assoluto.
La risposta concreta d'oltreoceano alla crisi, il vero lusso della semplicità...
E mentre le macchine diventano capaci di parcheggiare da sole e gli schermi ci proiettano immagini 3D anche a casa, mentre l'interazione con il consumatore (ormai consumATTORE) diventa reale e sulle pubblicità dei magazine spuntano quegli strani riquadri da fotografare col cellulare al fine di ricevere ancora più info sul prodotto in questione, mentre non possiamo più far a meno di stravolgere il vecchio cogito cartesiano rispondendo con un più attuale “Navigo dunque sono”, ecco che ad un'occhiata più attenta non può sfuggirci la controtendenza che saldamente si impone soprattutto in uno dei settori più sensibili e delicati per l'essere umano: quello della salute alimentare.
La controproposta ad una vita sempre più manipolata dalle tecnologie, seppure utili e piacevoli, si esprime in una rinnovata ricerca del genuino, nostalgico e confortevole cibo di “una volta”. La diffusione che in questi ultimi anni ha avuto il messaggio di cui Slow Food si fa portavoce ne è la prova. Ma non solo.
In un'era di crisi ed incertezza quotidiana, è un'ipotesi rassicurante tornare a riscoprire le nostre radici, che ci si avvicini alla riscoperta di valori antichi che fanno parte della nostra cultura, che si sviluppi una “controtendenza alla moderna tendenza” .
Le aziende lo hanno capito subito e così avviene una cosa molto interessante. Sfogliate una rivista. Guardate le pubblicità con occhio attento, e per una volta, non cambiate canale. Cosa notate? Volete qualche esempio? Ok vi aiuto.
Queste sono tutte pubblicità uscite su riviste italiane di cucina durante il 2010.
La mostra Polaroid presso la Galleria Doozo celebra la vittoria di un progetto considerato impossibile: il ritorno in commercio dei film pack della fotocamera che ha rivoluzionato il modo di fotografare e il concetto stesso di fotografia, che ha ispirato generazioni di artisti creando un’estetica nuova e irripetibile. In mostra alla Galleria Doozo opere che attraversano cinque decadi della storia della fotografia. Le Polaroids di Andy Warhol (1928-1987), capolavori che rappresentano un corpus eccezionale e relativamente sconosciuto della sua carriera artistica, quelle di Mario Schifano (1934-1998) attimi di furore creativo ed energia dionisiaca. Le opere di Carlo Mollino (1905-1973) rendono accessibili spazi e momenti di privacy, mentre quelle di Yasumasa Morimura (n. 1951) sono contaminazioni iconografiche tra l’Oriente e l’Occidente contemporanei, ibridi della massificazione globale. Infine, le Polaroids di Nobuyoshi Araki (n.1940), tra i fotografi giapponesi più acclamati, il ribelle che ha scandalizzato un intero sistema con la sua estetica erotica e sofisticata.
Polaroid esalta l’immediata soddisfazione intellettuale e fisica che offre questa icona degli anni ’60, quella complicità che si instaura tra chi guarda e chi è guardato.
(Fonte www.osservatoriofotografico.com)
Doozo Art Book e Sushi
Via Palermo 51/53 - Roma
Fino al 26 febbraio 2011
Orari mart-sab dalle 11.00 alle 22.00
Sarà perchè...la notte di capodanno ho sognato mio nonno; sarà perchè...basta con le frasi “ma non avrei mai tempo!”; sarà perchè...amo il comfort food; sarà perchè...sono alla ricerca; sarà perchè...sono una fashionista a modo mio; sarà perchè...non rincorro mai l'ultima tecnologia; sarà perchè...quando ti avvicini ai tuoi primi “anta” ti inizi a scordare quante cose hai fatto prima e fai un punto della situazione; sarà perchè...ho sempre lavorato troppo fino a comprimermi; sarà perchè...una foto è un momento che si ferma; sarà perchè...saper vivere il presente, conoscendo un po' il passato e non diventando ansiogeni per il futuro mi sembra il miglior modo di passare il nostro tempo. Sarà per tutte queste ragioni e tante altre ancora che apro questo mio punto di connessione col mondo e vi do il benvenuto. Nicole
Scrivimi privatamente o cercami sui social network: nicole@vintageaffair.it
Se desideri consigli su come rivalutare e abbinare un vecchio abito o se vuoi proporre le tue idee per le rubriche del blog: suggerimenti@vintageaffair.it